Google penalizza i contenuti IA? Cosa dicono i dati
Prima di leggere: apri Search Console e guarda quante pagine hai pubblicato e quante ne sono indicizzate. Quel rapporto conta più di qualsiasi posizione — ed è lì che uno studio su 150.000 pagine trova lo scarto vero.

Il gesto da fare adesso. Search Console → Indicizzazione → Pagine. Confronta le pagine indicizzate con quelle che hai pubblicato. Se il rapporto ti sorprende, il resto dell'articolo ti riguarda.
Cosa ha misurato lo studio. Ahrefs ha analizzato un milione di pagine dalle prime dieci posizioni di Google. Sulla posizione lo scarto tra testo umano e testo IA è di 3,8 punti. Sull'indicizzazione è di 8,9.
Perché cambia le priorità. Una pagina che Google non tiene in archivio non si posiziona male: non si posiziona. Quel filtro scatta prima della gara, ed è dove muore la pubblicazione a volume.
- Il controllo da quindici minuti, senza strumenti a pagamento.
- Le quattro cifre che vale la pena citare, ognuna con il campione a cui appartiene.
- Che cosa misura davvero un rilevatore di IA — e cosa non può misurare.
- Cosa abbiamo cambiato noi, che pubblichiamo ogni giorno con l'IA, e la settimana successiva.
Il rapporto tra pagine pubblicate e pagine indicizzate è la metrica meno guardata di Search Console, e quasi sempre la più utile. Chi apre lo strumento va su Prestazioni, guarda i clic, chiude. La schermata che conta sta due voci più sotto.
Lo diciamo subito perché è la conclusione dell'articolo, non la premessa: la discussione su „Google penalizza l'IA?" è impostata male. Il testo scritto con l'IA non perde la gara. Perde l'iscrizione.
Che cosa guardare, e perché quasi nessuno ci guarda
In Indicizzazione → Pagine trovi due numeri e un elenco di motivi. I numeri sono le pagine che Google tiene e quelle che non tiene. L'elenco spiega perché.
La voce che vedrai più spesso, se pubblichi molto, è Rilevata — attualmente non indicizzata. Significa che Google sa che la pagina esiste e ha deciso di non prenderla. Non è un errore tecnico da correggere. È un giudizio.

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Lo studio: lo scarto vero è sull'indicizzazione
Il 27 luglio 2026 Ahrefs ha pubblicato il campione più grande finora sul tema, firmato da Ryan Law e Xibeijia Guan. Un milione di pagine dalle prime dieci posizioni su 100.000 ricerche, a giugno 2026; circa 150.000 avevano abbastanza testo — minimo 350 parole — per essere analizzate dal loro rilevatore di contenuti IA.
Per l'indicizzazione hanno usato un secondo campione: circa 100.000 pagine, una per dominio, con una domanda più semplice — Google ha questa pagina, sì o no? Bastava uno di tre segnali: la pagina compare per almeno una ricerca; Google l'ha mostrata a qualcuno almeno una volta da gennaio 2026; oppure appare quando chiedi al motore l'elenco delle pagine di un sito, cioè scrivendo site:tuodominio.it nella barra di ricerca.
Le pagine con meno del 20% di testo classificato come IA risultano in archivio nel 49,28% dei casi. Quelle oltre l'80%, nel 40,35%. In mezzo, una discesa regolare: 43,38% e 40,72%.
C'è però una seconda lettura, e in Italia vale la pena dirla ad alta voce: meno di una pagina su due entra in archivio, chiunque l'abbia scritta. Anche nel gruppo più umano se ne perde più della metà. Il web è pieno di pagine che Google non tiene, e quelle scritte da persone ne sono la maggioranza. Lo scarto tra i gruppi è reale, ma non è la differenza tra funzionare e fallire: è 49 contro 40.
Se pubblichi con costanza e in Search Console non vedi nulla, la domanda non è „su che posizione sono". È „sono in archivio". Sono due problemi diversi, con due soluzioni diverse, e il secondo non si risolve scrivendo di più.
Le quattro porte
La prima porta è tua: la pagina esiste. La seconda è tecnica — link interni, sitemap, un server che risponde. Si sistema in un pomeriggio.
La terza è di natura diversa. Google decide se la pagina si merita lo spazio in archivio. Non è un giudizio sullo stile, è un giudizio sul senso: porta qualcosa che l'archivio non ha già, o è la millesima riformulazione?
Solo la quarta è il posizionamento, cioè l'unica di cui parlano tutti.
E il posizionamento, allora?
Esiste, ed è la parte che ha fatto i titoli. Meglio avere le cifre vere che il riassunto.
| Misura | Posizione 1 | Posizione 10 | Scarto |
|---|---|---|---|
| Punteggio IA medio | 27,1% | 30,9% | 3,8 punti |
| Punteggio IA mediano | 17,1% | 19,5% | 2,4 punti |
| Pagine oltre l'80% di IA | 8,4% | 11,7% | 3,3 punti |
Una pendenza c'è, ed è dolce. Ahrefs la definisce „meaningful but far from disqualifying": significativa, ma lontana dall'essere squalificante.
Poi c'è la cifra che dovrebbe chiudere il discorso sulla penalizzazione: il 5,3% delle pagine nelle prime tre posizioni è classificato come interamente generato dall'IA, e un altro 9% è almeno all'80%. Una pagina su venti, in cima, prodotta da capo a fondo da un modello. Le pagine sotto il 50% di IA tengono l'82,2% delle prime tre posizioni — il che lascia quasi un quinto dello spazio più prezioso della ricerca a pagine in prevalenza automatiche.
Una pendenza dolce dentro la prima pagina non è un filtro. Nove punti su chi arriva in prima pagina lo sono.
Un dato per la prospettiva: nell'analisi dell'anno scorso, su un campione più piccolo, la correlazione tra punteggio IA e posizione era 0,011. Praticamente zero. Nel 2026 non è cambiato l'umore di Google. È cambiato il volume di contenuti generati, ora abbastanza grande perché gli schemi emergano dal rumore.
Che cosa misura davvero un rilevatore di IA

Definizione: un rilevatore di IA stima, su una scala da 0 a 100, quanto un testo somiglia a ciò che producono i modelli linguistici — non se un modello lo abbia prodotto.
Legge schemi, non origine: lunghezza delle frasi, prevedibilità della parola successiva, uniformità del ritmo. Chi scrive in modo ordinato può prendere un punteggio alto. Una bozza generata e riscritta seriamente ne prende uno basso.
E il punteggio è di Ahrefs, non di Google. Google non ha mai confermato di usare un rilevatore e non pubblica alcun punteggio del genere. Lo studio stabilisce una correlazione tra il classificatore di un'azienda e le posizioni nel motore di un'altra. Lo dicono gli autori stessi.
Cosa dice l'autore dello studio
Ryan Law, coautore del rapporto, chiude in una frase che vale citare intera:
„I don't think Google is trying to punish AI-generated content; I think it is relying on the same old hallmarks of content quality."
Google non dà la caccia alle macchine: applica gli stessi segnali di qualità di sempre. Il testo prodotto in fretta e pubblicato senza controllo cade su quei segnali per le stesse ragioni per cui ci cadeva il testo umano scritto in fretta — non aggiunge nulla, non cita fonti, ripete.
La distinzione cambia cosa devi fare. Se il problema fosse l'IA, la soluzione sarebbe non usarla. Se il problema è la qualità, usala — e metti tu la parte che lei non ha.
Cosa NON dice lo studio
| Cosa mostra lo studio | Cosa NON puoi concludere |
|---|---|
| Punteggio IA alto ↔ posizione più bassa | Che il testo l'ha scritto una macchina. Il rilevatore stima la somiglianza, non l'origine. |
| Tasso di indicizzazione più basso | Che Google filtri sull'IA. Potrebbe filtrare su argomenti ripetuti, assenza di link o età del dominio — tutte cose correlate al pubblicare a volume. |
| Uno schema su 150.000 pagine | Cosa succede sul tuo sito. Una tendenza di popolazione non è una diagnosi individuale. |
| Dati di giugno 2026 | Che valga anche fra sei mesi. L'anno scorso la stessa correlazione era 0,011. |
| Pagine da 350 parole in su | Nulla sulle pagine brevi — schede prodotto, contatti, categorie. Sono state escluse. |
E un limite nostro, detto chiaro: non conosciamo il nostro punteggio IA. Il rilevatore è di Ahrefs, si vende dentro i loro strumenti, e noi non lo abbiamo. Quindi non possiamo dirti „i nostri articoli hanno punteggio X". Possiamo dirti solo cosa abbiamo cambiato e cosa è successo dopo.
Cosa abbiamo cambiato noi
Pubblichiamo ogni giorno con l'IA, a firma Cittago. Siamo quindi esattamente il campione di cui parla lo studio — ecco i nostri numeri.
Prima la cronologia, altrimenti le cifre non significano niente. Il sito attuale è online dal 6 luglio 2026. Avevamo pubblicato anche prima — due articoli il 12 luglio, uno il 22, altri due il 27 — ma erano scritti per esistere, non costruiti per la ricerca e per gli assistenti IA. Nessuna cifra nostra, nessuna domanda, nessuna fonte con la catena di provenienza.
Il lavoro deliberato comincia il 27 luglio 2026, con un articolo sul cambio di CPA target in Google Ads. Da lì, otto articoli in sette giorni. Quindi leggi i numeri qui sotto come una settimana di lavoro, non come un mese.
| Settimana | Clic | Impressioni | Posizione media |
|---|---|---|---|
| 20–26 luglio | 1 | 239 | 32,6 |
| 27 luglio – 2 agosto | 34 | 1.037 | 11,4 |
Sulla finestra di 28 giorni, le pagine con impressioni sono passate da 21 a 139. Quella è la terza porta, misurata su di noi: non la posizione, ma quante pagine sono arrivate davanti a qualcuno.
Qualche punto singolo, per non restare alle medie: il nostro articolo sulla pubblicità in ChatGPT in Europa sta a 6,1 con 15 clic; la ricerca „chatgpt ads in europe" ci trova a 2,5; e un articolo pubblicato il 2 agosto ha preso 30 impressioni e un clic il primo giorno. In Analytics le sessioni da ricerca organica sono passate da 2 a 36, ed è comparsa la prima sessione dal canale „AI Assistant" — una sola, quindi è una nota, non una tendenza.
L'esperimento ci piace e pubblichiamo anche ciò che non ci conviene. Quello che non sosteniamo: che queste cifre dimostrino qualcosa sulla qualità di un'agenzia. A una settimana di lavoro, non lo dimostrano. Ne riparliamo fra 3–6 mesi 😉
Le modifiche editoriali, in concreto
| Prima | Adesso |
|---|---|
| Argomenti da un calendario editoriale | Argomenti dalle ricerche reali nella nostra Search Console e dalle ultime 48 ore di notizie |
| Cifre prese dove capitava | Ogni cifra con la catena di provenienza: dove l'abbiamo letta, non da dove crediamo venga |
| Tre lingue tradotte dall'inglese | Ogni lingua scritta da una scaletta, ordine delle sezioni diverso, verificata con uno script |
| Due domande nella sezione Q&A | Da otto a dieci, perché ognuna diventa un nodo separato nei dati strutturati |
| Grafici come immagini | SVG con le cifre nel codice, tabella dati nella pagina, e una versione testuale dell'articolo per gli agenti |
Le ultime due righe toccano direttamente la terza porta. Una pagina che contiene una tabella di cifre che non ha nessun altro ha un motivo per essere tenuta. Una pagina che riracconta una notizia no.
E la parte che sarebbe comodo evitare, visto che pubblichiamo ogni giorno: il rischio vero è il volume, non l'IA. Quando scrivere costa poco, la tentazione è coprire dieci nicchie a settimana. È esattamente ciò che produce decine di pagine simili tra loro, e la terza porta le ferma tutte insieme. Noi pubblichiamo ogni giorno perché ogni giorno abbiamo una cifra del nostro account che non ha nessun altro. Il giorno in cui non ce l'abbiamo, quel giorno non ha articolo.
Abbiamo scritto a parte di quanto in fretta un articolo costruito così arriva in posizione, in quattro giorni, e secondi in cinque paesi, e di come si legge l'elenco delle proprie ricerche in le ricerche strane scritte dall'IA.
I termini, in breve
| Termine | Che cosa significa |
|---|---|
| Punteggio IA | La stima di un rilevatore, da 0 a 100, di quanto il testo somiglia a ciò che produce un modello. Non è prova di paternità. |
| Indicizzazione | La decisione di Google di tenere la pagina in archivio. Senza, la pagina non può comparire per nessuna ricerca. |
| Scansione | La visita del robot sulla pagina. Può avvenire senza che l'indicizzazione segua. |
| Posizione media | La media delle posizioni in cui la pagina è comparsa, pesata sulle impressioni. Si sporca facilmente quando entrano pagine nuove. |
| Punto percentuale (pp) | L'unità con cui si misura lo scarto tra due percentuali. Da 40,35% a 49,28% c'è uno scarto di 8,9 punti percentuali — e insieme un aumento relativo del 22%. Stesso scarto, due cifre: per questo esistono due parole. |
| Correlazione | Due cose che si muovono insieme. Non stabilisce che una causi l'altra. |
Dove sei tu, in tre soglie
- Pubblichi poco e quasi tutto è indicizzato. Non hai un problema di IA e non lo avrai. Il passo successivo non è „scrivi di più", è „scrivi qualcosa che non esiste" — una cifra tua, una prova che hai fatto, un prezzo che nessuno pubblica.
- Pubblichi molto e metà sta su „Rilevata — attualmente non indicizzata". Qui finisce la maggior parte dei siti che hanno accelerato con l'IA. Non si risolve riscrivendo i testi perché suonino più umani. Si risolve tagliando: meno pagine, ognuna con un motivo chiaro per esistere.
- Tutto è indicizzato ma non arriva un clic. Solo adesso sei alla quarta porta, cioè al posizionamento. È l'unico caso in cui la discussione sulla qualità della scrittura è la discussione giusta.
Noi siamo alla seconda soglia con un piede nella terza, e lo scriviamo a un mese dal lancio.
Se vuoi questo controllo fatto sul tuo sito, SEO e ricerca IA è da dove partiamo di solito.
Domande che nessuno ci ha ancora fatto
L'articolo ha poche ore, quindi nessuno ha ancora chiesto niente. Queste sono le domande che avrebbe un lettore ragionevole, più quelle che escono davvero nelle conversazioni con i clienti.
Vale anche per i contenuti scritti in italiano?
Lo studio non separa i risultati per lingua, quindi la risposta onesta è che non lo sappiamo dai dati. Il meccanismo però non è linguistico: la terza porta valuta se la pagina aggiunge qualcosa all'archivio, e quella domanda si pone identica in ogni lingua.
Un'osservazione nostra, non una prova: in italiano la concorrenza su molte domande specifiche è più sottile che in inglese, quindi una pagina con dati propri fa più strada. Le nostre pagine italiane si posizionano meglio delle inglesi su volumi più piccoli.
E per un e-commerce con centinaia di schede prodotto?
Lo studio ha analizzato solo pagine da 350 parole in su, quindi le schede brevi sono state escluse e da questi dati non si può dire nulla su di loro.
Il meccanismo però si applica in pieno. Un negozio con migliaia di descrizioni generate dallo stesso modello ha un problema di terza porta per costruzione, e la soluzione non riguarda la prosa: riguarda quante pagine meritano di esistere e quante andrebbero unite in una categoria sola.
Devo dichiarare che l'articolo è scritto con l'IA?
Dal lato Google, no: non lo richiede e non lo premia. È una scelta editoriale, non una leva SEO.
Se la domanda è invece giuridica — obblighi di trasparenza nella normativa europea per il tuo settore — è una questione da porre al tuo consulente legale, non a un articolo di SEO, e non proviamo a rispondere qui. Noi firmiamo Cittago e diciamo apertamente che usiamo l'IA, perché l'alternativa sarebbe lasciar credere che una persona si sia seduta a scriverlo.
Se riscrivo una bozza generata, conta ancora come contenuto IA?
Per Google la domanda non si pone in questa forma: non esiste nel testo una traccia che dimostri da dove viene. Un rilevatore stima la somiglianza, non la provenienza, e una bozza riscritta seriamente prende comunque un punteggio basso.
Quello che conta dopo la riscrittura è cosa hai aggiunto. Una cifra tua, un esempio reale, una misurazione: quelle cambiano esattamente ciò che guarda la terza porta. Cambiare le parole perché suonino diverse non cambia nulla di ciò che conta.
Il mio sito è nuovo. Cambia qualcosa?
Molto, ed è la variabile che più spesso viene scambiata per „colpa dell'IA". Un dominio giovane ha poche pagine in archivio e pochi link che puntano ad esso, quindi Google è più selettivo su cosa prendere.
Noi siamo in quella situazione: sito online dal 6 luglio 2026. Le nostre pagine con impressioni sono passate da 21 a 139 in quattro settimane, ma più della metà di quello che pubblichiamo non è ancora in archivio. È normale, ed è la ragione per cui pubblicare meno e meglio conviene di più a un sito nuovo che a uno affermato.
Google può togliere dall'archivio i contenuti IA?
Nei dati non c'è nulla che indichi rimozioni. Lo studio misura quante pagine entrano in archivio, non quante ne escono. Le pagine oltre l'80% di IA ci arrivano comunque nel 40,35% dei casi.
La deindicizzazione esiste, ma passa dalle politiche antispam, che parlano di produzione massiva di pagine per manipolare i risultati — quindi di intenzione e di scala, non di quale strumento ha scritto le frasi.
Perché 8,9 punti percentuali sono „tanti" e 3,8 „pochi"?
Perché non misurano la stessa cosa. I 3,8 punti sono uno scarto di punteggio medio tra la posizione 1 e la 10, cioè una pendenza tra pagine che sono già tutte in prima pagina.
Gli 8,9 punti sono la differenza tra gareggiare e non gareggiare. Un effetto che agisce prima della gara pesa più di uno che agisce durante.
Ha senso passare le bozze da un rilevatore prima di pubblicare?
Come controllo di qualità, quasi no. I rilevatori danno falsi positivi su chi scrive in modo molto ordinato e falsi negativi sul testo generato e poi riscritto, quindi rischi di riscrivere un buon articolo per ingannare uno strumento che a Google non decide niente.
La domanda utile è un'altra: questa pagina contiene almeno un'informazione che non esiste altrove sul web? Se la risposta è no, il punteggio del rilevatore è l'ultimo dei tuoi problemi.
Conta per ChatGPT e per gli altri assistenti?
Direttamente. Gli assistenti non hanno un internet proprio: cercano sui motori esistenti e leggono quello che trovano. Una pagina non indicizzata non compare nei risultati, quindi non può essere letta né citata.
L'indicizzazione è la condizione minima per la visibilità nell'IA, non un capitolo a parte. Della distanza tra essere trovati ed essere nominati abbiamo scritto in perché ChatGPT non consiglia la tua azienda.
Ogni quanto cambiano conclusioni come queste?
In fretta. L'anno scorso la stessa correlazione misurata dalla stessa azienda era 0,011, cioè zero. Quest'anno c'è una pendenza visibile, non perché Google si sia irrigidito ma perché il volume di contenuti generati è cresciuto abbastanza da far emergere gli schemi.
La conclusione pratica però è stabile e non è mai dipesa da queste cifre: una pagina che porta qualcosa che non esiste altrove passa tutte le porte.
Ultimo aggiornamento: 3 agosto 2026. Le cifre su posizioni e indicizzazione vengono dal rapporto Ahrefs pubblicato il 27 luglio 2026 da Ryan Law e Xibeijia Guan, letto direttamente, con copertura su Search Engine Journal il 30 e il 31 luglio. Le cifre su cittago.com vengono dall'API di Search Console e dall'API di GA4, finestre settimanali chiuse il 2 agosto 2026. Aggiorniamo la pagina quando esce una nuova misurazione sullo stesso tema.


